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Intervista a Nicola Pasa

14/04/2017

Vi presentiamo con notevole orgoglio l’intervista al vincitore del premio Esecranda 2016.

Chi meglio di Nicola potrebbe soffermarsi al cospetto del totem di scheletri, per condurci poi, come il sommo Virgilio, nelle stanze della Villa più appestata d’Italia: giù, nelle viscere profonde della nostra antologia?


Come hai vinto Esecranda 2016?

Te lo aspettavi, cos'hai pensato?


Il concorso mi era stato segnalato da un amico e così constatando che i concorsi di racconti horror in Italia sono rari e che l'horror in genere, a torto marcio, è considerato un genere minore o con scarso mercato (sempre in Italia), ho deciso di provarci con il racconto Il bubbone. Devo confessare che avevo buone sensazioni perché ritenevo il racconto molto valido e quindi quando ho vinto un po' me l'aspettavo, sono sensazioni che spesso ho, sia nel bene che nel male, Dylan Dog lo chiamava il quinto senso e mezzo. Ovviamente sono rimasto molto soddisfatto perché so che è stato giudicato da persone competenti di horror.


Il bubbone, è horror, pulp, ci ha divertito e coinvolti un sacco nel leggerlo, come lo hai immaginato?


E' un racconto che mi ha divertito molto scrivere, come quasi tutti i racconti horror che ho scritto. E' nato dall'idea di un tizio che trova qualcosa di strano che cresce in casa, forse osservando muffe o funghi crescere in un garage pregno di umidità. Poi come dice anche il maestro King un'idea non basta per fare un racconto, ce ne vogliono almeno due o tre che a un certo punto collimano e creano la tempesta perfetta, in questo caso mancava un personaggio e pescando nel quotidiano, nella realtà di personaggi così ributtanti se ne trovano a iosa.


Dì la verità: chi è per te il bubbone, rivelaci chi sta dietro la metafora.


Non spetta all'autore svelare cosa ci sia dietro una metafora, sono dell'idea che un racconto sia completato dalla visione del lettore, dalle sue idee, dai suoi pregiudizi, dalle sue letture, per cui mi limito a dire che la chiave è il personaggio, il suo enorme smisurato rancore verso la società. Un tema abbastanza attuale.


Quali sono state le tue influenze?


Dal punto di vista della scrittura in generale sono stato influenzato da tanti scrittori, devo citare per forza Bernhard, Joyce, Simenon, Gogol, Tolkien, Faulkner e Carver.

Per quanto attiene al genere horror i maestri assoluti sono stati King (di cui ho letto ogni cosa), Shirley Jackson, Clive Barker, Poe, Matheson. Ma sono debitore per i miei racconti anche al cinema, in particolare all'horror sporco, malato di Tobe Hooper e di Wes Craven, oltre che alle allucinazioni di Lynch.


Cosa pensi di Ese?


Penso che una rivista online che si occupi di horror e di fantascienza, sia una benedizione in questo paese pieno di gente con la puzza sotto al naso che non sente la sua di puzza, essendo morti da tempo. A volte pensando al mondo letterario italiano mi viene proprio in mente un tizio che è morto da tempo ma non se n'è accorto e va in giro a impestare con il suo puzzo l'ambiente.


Geniale e coraggioso punto di vista, Nicola.
Che consigli daresti a chi si vuole cimentare con un concorso di genere, che direzione seguire per vincere?


L'unico consiglio è di scrivere divertendosi senza mai dimenticare che si sta facendo una cosa serissima.


Parlaci di te e dei tuoi progetti futuri.


Sto lavorando a diversi racconti horror per un'antologia che spero di poter pubblicare. Inoltre ho almeno 4 romanzi, 3 di genere horror, che sto progettando, un paio ho anche iniziato a scriverli. Vorrei lavorare a un personaggio seriale che si muova in una città italiana ritratta in modo cupo e grottesco, ma è un progetto top secret, spero che un giorno ne sentirete parlare.

Al di fuori dell'horror ho un paio di antologie di racconti da terminare, sono consapevole che il genere racconto è molto ostracizzato dal mondo editoriale italiano ma a me non importa per niente perché non  scrivo per essere pubblicato a tutti i costi, ovvio che ci terrei molto, ma non sono disposto a snaturarmi per compiacere il mercatino asfittico di un paese che detesto sul piano culturale, immagino che si era capito.


...Ci auguriamo che da questo putridume mortale nasca, un giorno, un’opera di meravigliosa bellezza.
Tutto sommato il racconto poetico di un viaggio fantastico all’inferno è l’opera italiana più conosciuta al mondo. E non si tratta di un romanzo mainstream. 


La redazione di ESESCIFI