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Intervista a Roberto Vaccari

13/04/2016

Condividiamo con voi, amici e amiche di ESESCIFI, l'intervista a Roberto, già noto al pubblico di genere per i suoi romanzi e racconti, vincitori di concorsi nazionali e di numerosi piazzamenti. Conosciamo così meglio, attraverso le nostre domande, l'uomo che sta dentro l'artista.


REDAZIONE: Sei al quarto round con Esescifi e ti sei aggiudicato 3 podi e 2 vittorie secche. Dal tuo punto di vista, raccontaci senza remore come la pensi. E perché.

ROBERTO: Credo che ci sia un errore. Infatti, nella dimensione del racconto tendo ad accumulare informazioni, lasciando quasi sempre nel dubbio me stesso di avere esagerato. Pertanto, ho paura di annoiare e di non arrivare mai al punto. Ciò che resta, dunque, dopo un lungo lavoro di distillazione, è un contenitore di incertezza, dove ogni lettore può immaginare il seguito. Niente trucchi, dunque, niente effetti speciali, neppure davanti alla fine del mondo. Eppure, ho letto i racconti pubblicati degli anni scorsi e ne ho trovati alcuni molto intriganti, forse più dei miei. Sono convinto che sia molto importante curare la forma, oltre che il contenuto. La nostra lingua è uno strumento molto potente e così bello che vale la pena di impiegarlo nel migliore dei modi. Comunque ringrazio molto la pazienza di chi legge quanto scrivo.


Parlaci del racconto vincitore di Esescifi 2015, dall'idea alla stesura.

L’ispirazione mi è balenata leggendo Due intrusi nel mondo di Einstein di Amanda Gefter, un libro che consiglio a tutti, anche se molto specialistico. Ho capito – senza esagerare – che le leggi fisiche che l’uomo ha formulato descrivono solo la parvenza della realtà e neppure tanto bene. Il principio antropico è un grande mistero quasi quanto l’Universo olografico, cioè una informazione, invece che qualcosa di reale. La meccanica quantistica è fonte infinita di nicchie dove il narratore di SF si può infilare ricavandone grande divertimento. Per farlo, però, bisogna sforzarsi un poco e capire di cosa si sta parlando. Nel mio caso, la passione per la fisica e l’astronomia mi concedono di immergermi in concetti che non padroneggio del tutto, ma che mi illudo almeno di capire. Qui ho visto anticipati, almeno come idea, in meravigliosi romanzi fantascientifici. C’è più immaginazione fantascientifica in un libro di Susskind sulle ultime frontiere della teoria delle Stringhe che non in molti racconti di SF di oggi. Lasciatemi dire che detesto certa SF contemporanea in cui l’impatto sul lettore viene ricercato attraverso forzate mitologie aliene, stucchevoli scenari apocalittici o su una tensione fittizia fondata su banalità retrò. Confesso di odiare la Fantasy perché tanto varrebbe riscoprire i fratelli Grimm. Niente di più affascinante per me di immergermi in libro di Brian Green, La realtà nascosta, che ha come sottotitolo: Universi paralleli e leggi profonde del cosmo. Lì c’è tutto, anche il dottor Spock, Asimov e un po’ di tutti noi che aspetta solo di essere raccontato. Non sentite quanto c’è di misterioso in quell’universo profondo che aspetta solo noi?


Possiamo dirlo ai lettori che ci hai rivelato l'intenzione di lasciare la tenzone dei concorsi di Esescifi, perché?

Sono stato davvero molto colpito della vittoria e non volevo passare per un predestinato. Tuttavia, vorrei continuare a inviare i miei lavori, se non altro per confrontarmi con il lettore, soprattutto se specialista, che è fondamentale per verificare la propria scrittura. Quindi, dopo il primo momento di piacevole sorpresa e il senso di colpa successivo, parteciperò e come!


Ne siamo sollevati. Se sì, cosa ti lascia l'esperienza con Ese?

Straordinaria competenza delle giurie, disegnatori fantastici, passione seria e fondata. L'illustrazione dell’anno scorso del mio racconto Titano è piaciuta sicuramente più del mio racconto! Fate i complimenti da parte mia all’artista.


Riferiremo a Lellinux. Anche se a detta di lui si sente frustrato e poco considerato. 

...Se no, speriamo, continuerai a scrivere con la stessa passione con cui abbiamo amato i tuoi racconti?

Non ve ne risparmierò neppure uno.


Il nostro chieftain, Antonio, ama il racconto “Il sogno di Oliviero”, ci racconta di averlo letto d'un fiato, senza rendersi conto di fare le ore piccole. Qual è il tuo racconto che in assoluto preferisci (in generale)?

Temo che non lo leggerete mai, almeno fino a quando non riesco a coagularne la dimensione giusta. Si intitola: Essere Steven Spielberg e per me è la summa di quanto ho imparato scrivendo. Non ne dirò nulla: non voglio turbare la vostra sensibilità di terrestri inconsapevoli. Sapeste cosa tocca fare a noi incaricati di tenere un po’ d’ordine nella vostra dimensione così malandata.

Mi piace anche molto Il pezzo numero 10 pubblicato l’anno scorso, ambientato durante la prima guerra mondiale e che parla di un cannone che spara da solo e non sbaglia mai un colpo.

Mi piace però pensare che il racconto che preferisco non l’ho ancora scritto…


Dei racconti pubblicati da Ese che hai potuto leggere, quale hai apprezzato maggiormente, senza pudore?

Direi che ricordo con piacere Selezione naturale di Marco Bertoli, mentre ce ne sono altri che non sono nelle mie corde, ma non mi strapperete mai i nomi!


Raccontaci cosa stai leggendo, che film ti piacciono, i tuoi preferiti? 

Sto leggendo Come viaggeremo nel tempo di Everett e Roman, un saggio di fisica sulla possibilità di viaggiare nel tempo. Leggo soprattutto saggi di storia, astronomia e fisica, ma anche romanzi. Il migliore romanzo degli ultimi tempi è: Giorni di fuoco di Ryan Gattis che consiglio vivamente.

Miei scrittori preferiti: Cercas, Mariàs, De Prada. Purtroppo per voi sono un appassionato cultore della letteratura mitteleuropea tra le due guerre, tra cui potrei annoverare ottimi scrittori fantastici. Nella letteratura fantascientifica pongo al vertice i Fratelli Strugackij. Stalker è stato il mio grande amore e ogni tanto me lo rileggo.

Vorrei però che James Ballard fosse ancora tra noi, anche se ho saputo da fonte bene informata che dall’altra parte sta preparandoci una sorpresa.

Mi piace il cinema dei fratelli Cohen, certa fantascienza secca e senza fronzoli, di basso costo: qualcuno ha visto Automata, con Antonio Banderas? Detesto: Hunger games e tutti i surrogati. Mi diverto con Star Wars e i supereroi, specialmente se fanno ridere involontariamente, ma mi arrabbio davanti al nuovo Mad Max. Il sogno è la base della letteratura, guai se ce lo rubano a Hollywood.


Siamo d'accordissimo.
Che genere di musica ascolti? E pittori?

Musica: mi manca già Lou Reed. L’ho sentito suonare dal vivo tante volte. E sua moglie Laurie Anderson, Tory Amos, Bruce Springsteen, Tracy Chapman, Damien Rice. Mi piace la classica, meno l’opera. I quartetti per archi di Beethoven sono quelli che preferisco. 

Più divento vecchio riscopro l’arte del cinque-seicento. Parrà strano, ma sono un appassionato di Raffaello, di Tiziano e di Caravaggio, ma anche di pittori non molto conosciuti di quel periodo. Ho prenotato una visita ai musei vaticani solo per vedere dal vero le sale della Nunziatura di Raffaello. Mi piace Kokoschka, Schiele, Kandisky, Manet, Bazille e Caillebotte, meno Van Gogh e Monet, ma solo perché piacciono a tutti (problema che ho trattato in un mio romanzo di SF: successo garantito).


Hai altri progetti editoriali in cantiere, di genere, per il prossimo futuro?

Attualmente scrivo biografie sotto forma di romanzo storico. Di recente ne sono state pubblicate tre: Il quinto Francesco, L’ultimo volo di Pegaso e Manfredo Fanti (quest’ultima è una vera e propria biografia).

Ma segretamente, senza dirlo alla parte razionale di me, scrivo romanzi di SF a getto continuo, che riempiono i miei pensieri e mi tengono sveglio la notte a pensare a trame, personaggi e scenari, e mi aiutano ad affrontare la vecchiaia: ho appena completato Australia!, sì, proprio con l’esclamativo, che so che resterà sepolto tra le mie carte e sarà scoperto tra duemila anni da una nave di Sirio.

In questo momento ho in cantiere un romanzo di SF (di quella dura dura dura) con un titolo ancora provvisorio: L’esperimento in cui posso finalmente dimostrare che tutto quanto è una truffa.


Chi è il primo giudice delle tue opere?

Da sempre è mia moglie che, poveretta, deve leggersi tutto, anche e soprattutto la fantascienza che non ama particolarmente (si occupa di antropologia e di cose molto difficili). Ma se lei dice ciò che ha letto non va, so che devo ricominciare da capo. A volte tento di convincerla, ma alla fine le do ragione.


Quale emozioni ricordi di aver provato quando hai letto per la prima volta il racconto, romanzo, opera di creatività di un autore?

Ricordo benissimo quando lessi Peter Pan. Avevo otto anni e non mi ero mai cimentato con la lettura vera. Dopo Barrie, per mesi sognai di poter volare pensando a qualcosa di bello. Confesso che ci riuscii solo un paio di volte.

Ma in assoluto, le emozioni più sincere me le diedero i primi romanzi di SF che leggevo da ragazzino fingendo di studiare latino: Robert Henlein, Silverberg, Herbert, ma che ne dire di David Kneale e del suo Doctor Quattermass? Chi lo conosce più? Scrissi il mio primo racconto di SF quando avevo undici anni dopo aver letto un racconto di Lovercraft che tutti hanno dimenticato e che a me ha lasciato molto. Andate a rileggere Il colore marrone. 


Un grazie personalissimo da parte della redazione a Roberto, per le bellissime storie di cui ci ha fatto dono. Siete tutti invitati a leggere i romanzi e le antologie in cui compaiono i suoi racconti. Ovunque essi siano.

La redazione di ESESCIFI.