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Intervista a Roberto Vaccari

18/03/2015

Amici e amiche di ESESCIFI, vi presentiamo l'intervista fiume con Roberto Vaccari, vincitore del premio ESESCIFI 2014 grazie al più classico e pregevole dei racconti di genere: Titano.
Leggiamo ciò che ha da raccontarci un vero lupo della steppa della SciFi e teniamoci stretti i suoi preziosi e saggi consigli.

REDAZIONE: Caro Roberto, complimenti vivissimi per la tua vittoria, il racconto Titano per noi è già un classico e ne siamo orgogliosi.
Raccontaci della sua genesi, tutto.
ROBERTO: Titano nasce con il titolo di Uomo morto e riecheggia nei miei ricordi l'idea che ebbi di un vecchissimo racconto di Robert Henlein in cui il protagonista torna da una missione spaziale con un buco nello scafandro, vivo e vegeto. La prima stesura era troppo cervellotica, e l'ho trasformato in una storia prima di tutto di esplorazione e di scoperta. Mi sono immaginato come dev'essere Saturno visto da Titano e il resto è venuto da sè.


Un secondo posto e un primo in due anni (solo con le iniziative promosse da Esescifi). A cosa devi i tuoi successi, perchè ti piace il racconto di genere?
Non concepisco l'idea della narrativa di genere. Se la letteratura è buona lo è in assoluto. Tra i miei scrittori preferiti c'è Kenneth Roberts e la sua narrazione della frontiera e della guerra di indipendenza americana. Poi c'è la storia di ognuno, e la mia è quella d'un ragazzotto provinciale, ignorante e privo di qualsiasi nozione, che si imbatte a dieci anni in Silverberg, Asimov, Dick e così via, ma ancor prima in Verne e in Salgari! Ricordo il bibliotecario cui avevo chiesto di leggere La battaglia di Steinbeck che mi rispose che ero troppo piccolo per leggerlo. Così me lo ha trasformato per sempre in un mito.  Da Gilgamesh in poi il narratore cerca di trasmettere la propria meraviglia del mondo. L'ignoto spesso è più vicino a noi di quanto supponiamo, dietro una porta chiusa, dietro un cespuglio, e la sua scoperta ci induce a elevarci dalla bassezza quotidiana. La SF è un ottimo modo per svelare questa meraviglia nel modo più diretto, senza l'artificio e la mediazione della metafora.


Da quali idee nascono i tuoi racconti?
Come credo facciano tutti: una suggestione, un'immagine, una parola. A volte un sogno. Scrivere un racconto è difficile perché non si può scavare attorno al torsolo dei personaggi che appaiono e scompaiono in un batter d'occhio. Certo che preferisco i romanzi, perché la costruzione somiglia a un universo che aspetta di essere riempito dai miei pensieri. Ma nel racconto, nei bei racconti - non certo nei miei, ci può essere la fulminante sensazione di essere entrati a contatto con qualcosa che non afferriamo del tutto, eppure bastava poco perché lo potessimo fare. Ecco, cerco di non arrivare mai al fondo, ma di restare appena prima della soluzione.


Per il futuro? Progetti a breve, parteciperai a Esecranda?
Sto completando un romanzo di SF che si intitola Australia, poi mi dedicherò a un altro progetto per ora solo nella mia testa. Comunque, se vogliamo, io scrivo anche altro, che considero non meno importante. Il mio romanzo di SF Il ferrivecchi è in vendita sulle piattaforme in e-book; il mio romanzo storico Il quinto Francesco si può trovare nelle librerie del regno e sulle piattaforme on-line.
Potrei riuscire a partecipare a Esecranda, ma non so se rientrerò nella dimensione. Ci proverò, è un impegno.


Racconta ai lettori cosa ti stimola alla scrittura, le suggestioni letterarie. La tua genealogia artistica modenese?
Lo scrittore è un tipo un po' suonato che, invece di fare, preferisce starsene seduto a raccattare dal fondo della memoria cose che non sempre sono successe veramente a lui. Qualcuno ha scritto che si scrive sempre di se stessi. In ogni modo, chi scrive non può smettere, e lo fa anche se nessuno lo leggerà mai. Scrivere è un bel gioco, aiuta l'ordine mentale, riempie le giornate. Se mi condannaste alla Caienna come Papillon non mi fareste poi quel gran dispetto. Anche se non avessi carta, scriverei nella mia testa ottime storie di fuga. Cosa stimolava Dick, che scrisse forse un milione di parole per non spiegare cosa fu davvero la sua esperienza mistica? Rivedendo di recente Incontri ravvicinati del III tipo, ho scritto una storiella in cui sostengo che il film in realtà è stato prodotto da una potenza universale non meglio identificata a causa della morte prematura di Steven Spielberg. Senza quel film l'universo avrebbe corso il rischio di uno squilibrio rischioso. Mi stimola sempre un'idea fulminante, magari al cinema, magari una farse letta in un libro, magari una persona che osservo, il ricordo di un'osservazione fatta da qualcuno restata senza risposta.
A Modena ci si vive stretti, ma chi conosce Delfini, quello che credo il nostro massimo scrittore, capisce che nelle nebbie di gennaio si può nascondere sempre qualcosa di insoluto.


Parlaci dei tuoi romanzi, come va' con la carta stampata? Preferisci misurarti nei contest o sogni lo scaffale e la bancarella? 
I miei romanzi? Ne scrivo, ne rifinisco, ne cesello, mi sembrano belli, costringo persino mia moglie a leggerli più volte. E poi latitano. Nessuno li vuole, si perdono, vagano qua e là. Ma eccomi qui a ricominciare. E' troppo divertente. I racconti sono più facilmente proponibili, anche se stringono come un capo di vestiario che non è della tua taglia.
Poiché sono un esperto di carta - per tutta la vita, come dico spesso, ho fatto il tipografo, - potrei dire che la crisi condanna gli scrittori all'anonimato.
Come tutti sogno la libreria e adesso che c'è un mio libro vado persino a controllare che sia venduto. Ma per fortuna nessuno di noi scrive per mangiare, ma per vivere, e per fortuna ci sono questi canali dove c'è gente interessante la cui voce non è limitata dal bisogno esasperato della vendita. Sono abbastanza vecchio per ricordare quando la SF era venduta come il pane. Cos'è accaduto? Be', basta andare al cinema e sembra che quattro botti facciano tutto. No, la letteratura è diversa, e dobbiamo resistere per salvare l'invenzione che consentirà ai milioni di vedere quei quattro botti esplodere in maniera originale. Senza lo scrittore non c'è commercio di cultura, non c'è cultura, ma solo commercio.

Qualche consiglio per neofiti scrittori?
Non desistere, è banale, ma è così. Come ho detto sopra, scriveremmo lo stesso. Però il confronto con gli altri è indispensabile, altrimenti il rischio è di perderci e di ripeterci.
Gli scrittori non hanno tempo per essere depressi, la passano agli altri la depressione. Il consiglio è scrivere sempre ciò che ci diverte, che ci appassiona, che ci stuzzica oltre la nostra capacità di soluzione. Solo così è possibile continuare.
Un consiglio spassionato: non si deve pagare per pubblicare, come qualcuno offre. Chi lo ha fatto sa bene di cosa parlo. La nostra vanità, almeno la mia, non deve servire ad altri per fare i soldi. Meglio restare anonimi e avere amici come ESESCIFI. Le nostre cose circolano e un poco alla volta ci ripagano del lavoro che facciamo.

Cosa pensi della tua esperienza con ESESCIFI, come ci hai trovato?
Sono sempre andato alla ricerca di un "luogo" come questo, dove appassionati calcano la stessa passione. Confesso che invio i miei racconti anche in altri siti, e ne ricavo belle sensazioni. C'è qualcuno di serio che legge, vaglia e critica. A volte si viene pubblicati, a volte no, ma almeno si è vivi.
Ho trovato il sito on line e mi ci si sono buttato. Il mio rapporto con la SF è molto complesso. Lo confesso, ne leggo poca, perché la contemporanea non la trovo affascinante, ma solo inventiva. Chi supererà mai lo stalker degli Strugagcki che va cercando qualcosa che non potrà mai possedere? Una delle mie grandi passioni, l'Astronomia, nasce dal mio amore per la SF di quando ero ragazzino. Io credo che quanto ci circonda è già abbastanza fantastico, incredibile, indescrivibile per non cedere alla tentazione di manipolarlo alla nostra mercé. Fermi ha detto: se gli alieni sono ovunque, perché non si fanno vedere? Paul Davies, noto divulgatore di argomenti scientifici, si chiede dove siano gli altri. La risposta è nella narrativa. Gli altri siamo noi, il grande mistero dell'uomo che da quando esiste ha cominciato a istoriare le grotte dove viveva con animali veri e immaginari, poi ha scolpito nella pietra i suoi sogni, e infine ha inventato la scrittura per figurarsi meglio ciò che non si vede, ma che esiste nella nostra immaginazione. Dalla nostra paura ancestrale alla carta, per non avere paura della complessità del mondo, battere i cattivi di turno, sistemare il mondo, amare e condividere il pianeta con i nostri simili in pace. La vera SF è quella di dare risposta ai problemi di chi soffre la fame, chi è sotto le bombe, di chi è emarginato e discriminato, di chi vive nella ignoranza, di chi fugge dalla miseria e spera in un futuro migliore. Ora basta, perché non vorrei darvi l'idea per un buon racconto...
Mi scuso per la mia logorrea. Mi occupo di storia, quindi potrei raccontare a più non posso, inventandone una nuova.

Grazie ancora.
Roberto

Grazie a te Roberto e ancora i nostri migliori lauti complimenti. Siamo orgogliosi di quanto ci hai scritto. Parole che riflettono esattamente ciò che ci impegnaiamo ogni giorno a perseguire attraverso le nostre iniziative e il lavoro appasionato.

La Redazione di ESESCIFI


Note Biografiche: Roberto Vaccari

È nato a Modena nel 1950 dove vive e lavora. Ha fatto il tipografo per tutta la vita. Di formazione tecnica, si è sempre occupato di storia e letteratura. Si è laureato in Storia contemporanea a Bologna con una tesi sulle tecnologie della stampa. Si è poi specializzato all’università di Modena con una tesi intitolata: Il 1956 a Modena. Ha pubblicato nel 2010 il romanzo “Nella bass’ora”, nel 2011 la raccolta di racconti “Il tempo imperfetto” e nel 2012 il romanzo di fantascienza “Il ragazzo che dava i numeri”. Numerosi suoi racconti sono stati pubblicati da Arpanet di Milano e da altri editori italiani.