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Intervista a Davide Camparsi

19/04/2014

Cari amici e amiche di ESESCIFI, abbiamo cercato di formulare alcune semplici domande e di porle al vincitore del premio ESESCIFI 2013.
Ve ne facciamo dono con la speranza che chi ci legge venga a conoscenza non solo dell'autore e della sua opera, ma che comprenda gli sforzi e la bontà dell'iniziativa che ESESCIFI profonde nel conseguire i suoi obiettivi.

REDAZIONE: Innanzitutto, come ci si sente ad aver varato per primo l'ammiraglia di Esescifi 2013? Come hai trovato l'antologia?

DAVIDE: E' chiaro che è sempre bello ricevere apprezzamento per quello che si è scritto, quindi non posso che essere contento che i racconti siano piaciuti.
Per quanto riguarda l’antologia, penso che ci sia molta qualità nelle opere selezionate. Credo anche sia importante che ci siano occasioni come i concorsi letterari organizzati seriamente e con passione in cui mettersi alla prova, confrontarsi e approfondire spunti anche di altri. Ho trovato infine che la lunghezza stabilita per gli elaborati fosse un buon compromesso per realizzare storie incisive, ma con uno sviluppo abbastanza approfondito della trama.


Racconta ai lettori cosa ti stimola alla scrittura, le tue suggestioni letterarie.

Nel mio caso, la decisione di scrivere è partita dal desiderio di provare a restituire un po’ del piacere che la lettura mi ha regalato in tutti questi anni. Il primo romanzo letto è stato “L’isola del tesoro” di Stevenson, quando ero in terza o quarta elementare, e ricordo ancora che una volta iniziato, non riuscivo a smettere di leggerlo. Poi ci sono stati Verne, Wells, Melville, Sturgeon con Cristalli Sognanti, Tolkien e in seguito Leiber, Asimov e Stephen King, passando da Marion Zimmer Bradley o Neil Gaiman fino a Simmons, ma anche Pennac, Doyle, McCarthy e Leonard. Tutta gente che mi ha regalato un sacco di magia, magia che mi sarebbe piaciuto restituire, in qualche modo.


Come o da che nascono i tuoi racconti?

Nel mio caso, di solito, da un’immagine fuggevole: presumo sia così per molti. Se la suggestione mi cattura, se non muore dopo poco tempo sepolta nel ritmo della quotidianità, o se è abbastanza "bruciante" mi ci arrovello fino a “dissotterrarla” e scoprire cosa c’è dietro. Proprio qualche giorno fa mi è tornato in mente il romanzo di Stephen King, “The Tommyknockers”, dove la protagonista inciampa per caso in un minuscolo oggetto di metallo luccicante sepolto nel terreno e, poco a poco, porta alla luce un’intera astronave aliena sepolta nel giardino di casa. Penso sia una buona metafora sul come nascono i racconti.


Perchè i tuoi personaggi e i tuoi protagonisti hanno una forte carica emotiva e romantica? Sono degli spostati, con handicap, bambini terminali, insommma, non gente comune o eroi macisti.

Forse ho letto troppo Stephen King… :-)


Un consiglio per chi scrive?

Non mi permetto nessun consiglio, sono l’ultimo in grado di darne. Come tutte le cose, anche per la scrittura, credo che se ci si mette la giusta passione e la giusta intelligenza, a prescindere dai risultati, qualcosa rimane comunque, e questo penso sia importante.

Come ti spieghi questi ultimi successi e i premi conquistati e le pubblicazioni conseguite nel giro di pochi mesi? A che è dovuto?

Avere un racconto premiato è una bella soddisfazione, ma bisogna anche ammettere che spesso tra quelli che arrivano in finale in un concorso, la qualità è sempre medio/alta. Quindi a volte è anche una questione di incontrare i gusti della giuria in quel momento a decretare una posizione. Per questo, al di là della soddisfazione personale, penso sia importante riuscire a mettere in difficoltà chi deve decidere: significa aver fatto un buon lavoro, aver scritto qualcosa che suscita un’emozione, una riflessione o semplicemente il piacere di una bella storia. Se ci si riesce spesso, acquista valore, da soddisfazione e diventa uno sprone per cercare di affinarsi, di fare ancora meglio la volta successiva.


Per Il futuro? C'è il mainstream all'orizzonte o solo storie di genere?

Penso che la cosa che conti, sia cercare di scrivere buone storie, che diano piacere a chi le scrive e a chi le legge. Storie oneste e appassionate. E appassionanti. E migliorarmi. Gli obiettivi a breve termine sono questi, per me.


Cosa pensi di ESESCIFI, spassionatamente? Dobbiamo lavorare di più e meglio o va bene così?
Credo che per chi partecipa a un concorso letterario, sia importante il riscontro costante da parte di chi lo organizza, soprattutto per chi, come me, non ha nessuna o pochissima esperienza in merito. Da questo punto di vista devo dire grazie a voi, Antonio e Mario, o ad esempio ad Alberto Panicucci di RiLL e Vito Di Domenico e Christian Antonini di Altrisogni, alcune delle ottime persone che ho conosciuto nell’ultimo anno, per l’estrema disponibilità e chiarezza, mai scontata.  E non lo scrivo per piaggeria, ma per riconoscere l’enorme passione che anima il vostro impegno. Vale sempre il punto che scrivere una buona storia serve a poco se non c’è nessuno che ha la possibilità di leggerla o ascoltarla: penso che persone che si dedicano a questo con passione sincera siano la metà del meccanismo che fa funzionare tutta la “magia”.

Per quanto riguarda ESESCIFI in particolare, probabilmente amplierei la sezione: “La Redazione consiglia” (che mi sembra sia già un'indicazione dei vostri intenti), facendola diventare una vera e propria vetrina condivisa tra realtà con le medesime finalità, in modo da darsi più visibilità reciproca in una Rete a volte così affollata, da confondere o disperdere parte del buono che vi si potrebbe trovare. In ultimo amplierei la gamma dei formati disponibili in digitale per le vostre pubblicazioni, con la possibilità di commenti moderati da parte dei lettori anche sul sito. Da lettore li ho sempre apprezzati.

E se...?
E se… la passione tiene, spero per ognuno di noi un buon cammino lungo questo sentiero :-)

...Nonostante quel che ho scritto prima sulla necessità di farsi conoscere e di ampliare la “vetrina” de La Redazione consiglia, non mi piace parlare di me. Lasciamo che siano i racconti a parlare. Ce n’è uno di Stephen King (sempre lui...), Una storia d'inverno - Il metodo di respirazione, che dice ad un certo punto: “È la storia, non colui che la racconta”: mi trova perfettamente d’accordo.

Un grazie di cuore a Davide, per quello che ci hai donato e per quello che ci donerai in futuro.


La Redazione di ESESCIFI


Note Biografiche: Davide Camparsi

Nato a Verona nel 1970, vive e lavora come architetto. Da sempre appassionato lettore, si dedica anche al disegno e alla fotografia. Ha iniziato da poco a scrivere e partecipare a concorsi letterari. Il racconto “Perché nulla vada perduto” vince la XIX edizione (2013) del Trofeo RILL, ed è stato pubblicato nella Collana Mondi Incantati.