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ESE SciFi

 
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A tutti gli scrittori

Ci sono delle regole.
Vanno rispettate anche dagli artisti, nonostante si supponga che creatività più scrittura frenetica siano il binomio perfetto per ottenere un capolavoro. Nessun parto della vostra fantasia è migliore di un altro, se non prima che sia stato giudicato, apprezzato e soprattutto diffuso al pubblico. La mamma e gli amici non contano.

Non riteniamo giusto farvi una lezione di grammatica o di sintassi, ma ci sono alcuni punti sui quali siamo abbastanza fermi. Ecco alcuni consigli.

  • Per ottenere un buon elaborato ci vogliono l'amalgama dei seguenti elementi: creatività, stile e forma.
  • Se non avete un'idea più che buona non mettetevi a scrivere, per il resto basta studiare e metterci impegno e costanza. Imparate dai grandi scrittori, leggete molto, tantissimo se vi è possibile.
  • Curate l'incipit, dovete invogliare chi vi legge fin dalle prime righe. Siate originali e avvincenti.
  • La trama. Appuntatevi una sinossi e un ordine cronologico degli eventi prima di partire a battere a getto continuo sulla tastiera. Le idee devono essere chiare e ben tracciate. La stesura non deve per forza seguire la cronologia degli eventi.
  • Scrivete i dialoghi in modo naturale, come se foste voi a parlare e soprattutto, badate al punto di vista dei personaggi. Aprite e spezzate i dialoghi con il trattino lungo:
    — Addio — disse Chiara — a mai più rivederci. — E uscì sbattendo la porta.
  • I pensieri vanno espressi in corsivo o italico.
  • Non raccontate. Nel senso che siano i vostri personaggi a vedere e raccontare per chi legge. L'overdose di informazioni (infodump) è in agguato dietro l'angolo, soprattutto per chi è alle prime armi.
  • Non siate troppo esterofili, scrivete dei luoghi e delle persone che conoscete, prendete l'ispirazione dalle vostre esperienze, non da quelle che vedete al cinema. Occhio ai titoli in inglese, li tolleriamo ben poco.
  • Non abbiate timore a rileggere e correggere molte volte il vostro lavoro e soprattutto a censirlo adeguatamente dove è necessario. Il risultato finale leggetelo anche ad alta voce per sentire se fila via liscio come dovrebbe. Affidatevi ai correttori automatici e mano al dizionario in caso di dubbio, senza vergogna.
  • La punteggiatura: virgola e punto, punto e virgola e due punti seguono, si attaccano, al carattere che li precede.
  • Non esagerate con i punti di domanda. I punti esclamativi servono solo dove l'enfasi è necessaria, o dove il contesto stesso della frase non esprime al massimo l'esclamazione. Solo uno mi raccomando. I puntini di sospensione sono tre...
  • Ed, ad, od. La famigerata D eufonica. Noi l'abbiamo battezzata la D romantica, perchè andava di moda nei romanzi ottocenteschi. Si usa quando la vocale che segue è uguale: ad Arcore, ed emise un sospiro. Ma ad esempio (o nelle forme consolidate ed io, ad eccezione) si scrive così. Attenzione alla D dopo la seocnda vocale: e edizione. Negli altri casi non si usa.
  • Essere, avere, fare e dire, cosa. Gli ausiliari hanno cosi alternativi. Scusate, mi esprimo meglio: tutti gli ausiliari possiedono vocaboli sostitutivi illustri. Sulla scrivania accanto al vocabolario di italiano non dovrebbe mancare un dizionario di sinonimi e contrari.
  • ...mente. Non esagerate con gli avverbi, anche per loro ci sono sostituti eccellenti.
  • Beh, be', ba' bo'. Giacomo Leopardi si domandava se non fossero più felici le pecore. Lasciamo i belati agli ovini e usiamo avverbi più eleganti: Ma, tuttavia, insomma, tutto sommato etc... etc... Si scrive un po'.
  • Si scrive su o sù? Ci sarebbe molto da dire sugli omografi, ma facciamola breve: l'accento in questo caso è superfluo.
  • Si o Sì? La particella affermativa si scrive sempre accentata, in tutti gli altri casi no. — Sì, lo conosco. Dunque si sedettero.
  • Ne o né? Una cara amica afferma che ogni tanto ci sbagliamo: si utilizza accentato quando siamo di fronte a una negazione: — Non si può né sbagliare né commettere errori elementari, capito? In tutti gli altri casi il ne si infastidisce.
  • Da o ? Si accenta quando è inteso come voce del verbo dare. Esempio: Mi dà il benvenuto. Negli altri casi no.
  • Se stesso o sé stesso? Quando il se è retto da stesso, l'accento non è necessario, quindi si scrive se stesso. Quando invece troviamo solo il se in posizione non ipotetica, bisogna mettere l'accento.
  • Qual è: è la forma corretta, senza apostrofo.
  • Per cui o percui? Vi sono molte parole il cui dubbio consiste nella scrittura attaccata o meno; una di queste riguarda per cui o percui. La forma giusta è per cui.
  • Fa o fà? Verbo fare, indicativo, terza persona singolare: si usa fa o ? La forma corretta è senza accento, quindi fa.